Intervista esclusiva
14 AGO 20

“Ma il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia direttaè un passaggio culturale che richiede un’adesione. Se uno è abituato aun’altra visione della democrazia, può sembrare strano il nostro modo difare”, così Roberto Casaleggio al Fatto zerbino. Beh, con quei capelliche bisticciano tra loro, tutto ci sta. La democrazia diretta: l’ultimoimbroglio mediatico da somministrare ai gonzi senza capacità critica,spacciandolo per “passaggio culturale”. Roba da petulanti infantibizzosi. Sfugge, nell'impeto della rabbia acefala, a parte l’imbecillitàdell’insieme, che il passaggio culturale ha in sé metodi di adesione e diobbligati comportamenti che si sovrappongono a quelli usati da tutti idittatori conosciuti. Da un partito unico, sinonimo di dittatura, in mano aduna ristretta oligarchia, a una rete, ben più subdola e pervasiva,controllata e manipolata da un’oligarchia altrettanto ristretta. Niente dipiù dittatoriale: pensiero unico, dogmatico, immodificabile, penal’anatema e l’espulsione. Dicono, con misero opportunismo d’accatto,di voler difendere la nostra Costituzione che è il prototipo el’incarnazione della democrazia rappresentativa. Allora? Nessuno coglie lacontraddizione essenziale? Eh già, succede, prevale l’ineliminabile,perversa propensione a farsi prendere per il culo. Ai seguaci di Grillopiace da matti. Però, come sono uggiosi e tristi. E i giornalisti? Iconduttori televisivi? Osserviamo il prezzemolo di contorno: tutti, chi piùchi meno, hanno letto con attenzione Baldessar Castiglione. Non ne hanno ilgarbo giocondo, solo il tratto banalmente meschino, ma tutto non si puòavere.